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da G. Orwell Il tempo ci attraversa con la velocità di uno zapping televisivo; le notizie si rovesciano sui nostri tavoli, e non riusciamo neppure a impossessarcene, a verificarle, a confrontarle, che subito altre e contrastanti ne prendono il posto. Le parole stesse, usate per comunicare quegli avvenimenti, sembrano perdere peso e significato. Per questo, si è scelto di raccontare una storia. Una storia semplice con parole pesanti come utopia, impegno, libertà, memoria. Restituire alle parole la proprietà di trasmettere senso, di stimolare gli sguardi sul presente e sul passato, di stabilire relazioni tra le persone e gli accadimenti. Raccontare in modo lineare e pulito, comprensibile a tutti. Pochi oggetti, alcune immagini, ridotto commento musicale.
Un’utopia? Ma l’utopia, che sfugge appena la si avvicina e per quanto si cammini non li lascia mai raggiungere, serve proprio a questo. A camminare. da P.P.Pasolini E’ difficile dire, anche a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, chi sia stato Pasolini. E soprattutto percepire nell’interezza l’importanza ed il peso che il complesso delle sue opere, dalla narrativa al cinema alla saggistica, hanno avuto e, nonostante non appaia, hanno ancora. Una lingua alta, quella che usa Pasolini, alla quale non siamo più abituati, anche nei momenti privati, poetica per natura e vocazione anche quando, trasformata nel dialetto, veste i panni dei più umili. Una lingua densa, che non può scivolare via senza lasciare traccia. Testimonianza, quindi, che offra spunti per continuare a chiedersi di Pasolini e,auspichiamo, per tornare a frequentarlo come lettura ordinaria e non unicamente legata alle ricorrenze
PRODUZIONI 2003-2004 Avevo solo diciassette anni di Massimo Bavastro con Gisa Pardini e Giulia Lavanco In scena due donne, una vecchia e una giovane, parti di una stessa memoria, che intrecciano i ricordi più antichi con il quotidiano, nell’estremo tentativo di continuare ad esistere, per se stesse e contro la disattenzione del circostante. Così il ricordo del padre, del marito, dei momenti della guerra, si alternano al riciclo dei rifiuti usato come arma di protesta. Due donne, o meglio due parti della stessa donna,che nel chiuso di una stanza, parlano della propria storia dolorosa e perfidamente ilare, alla ricerca di una ragione, di una motivazione, di una inutile vendetta. Una figura di donna che, senza parere, ci racconta la trasformazione della figura femminile avvenuta nel secolo scorso, anche a causa dell’esperienza bellica. Il testo riconferma Massimo Bavastro come scrittore di razza, che stende un copione denso e feroce con la particolare proprietà di attivare, in chi lo ascolta, i meccanismi della memoria. La scrittura originale, che prevedeva in origine una sola interprete, è stata rimontata scegliendo due percorsi temporali diversi per le due interpreti. Dall’oggi al passato per la lei giovane e da ieri a oggi per la lei vecchia. |
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